Alle ore 13 si discende alla stazione di Fossano, graziosa cittadina del Piemonte in provincia di Cuneo.
Le fanno corona le imponenti e nevose catene dell’Alpi confinanti colla Francia. Fra quei candidi cocuzzoli s’erge maestoso il Monviso. Fa un freddo intenso.
Passo effettivo al 26° Reggimento Artiglieria da Campagna e m’insedio alla caserma Urbanetto.
Dopo quasi due anni m’è dato finalmente di coricarmi in una branda con lenzuola e coperte.
Mi sembra di rinascere e gioisco come un ragazzo dondolandomi nel soffice pagliericcio nuovo.
Ma prima di chiudere gli occhi al sonno la mia mente volò ai tanti compagni miei partenti pel fronte a far argine dei loro petti all’esecrato nemico tronfio della facile vittoria conseguita.
Mai preghiera più sentita mi salì dal cuore per essi, per le tante madri, le tante spose, i tanti figli doloranti.
Ed ebbi quasi rossore di trovarmi ora “imboscato”.
L’amico Zoli, vicino a me di branda, russava come un contrabasso.