Si giunge a Concordia a notte inoltrata e ci accampiamo in un vasto prato poco lungi dal paese.
Si gela dal freddo. Siamo senza un po’ di fuoco o di un metro di tenda per proteggerci dalla fitta nebbia.
Stanco per la marcia e sfinito per la mancanza di cibo mi getto a terra cercando nel sonno un po’ di refrigerio e mi raggomitolo nella mia piccola coperta da campo col pensiero rivolto ai miei cari.
Se vedessero la bella vigilia di Natale che passo!
Ma un amico di cuore, certo Zoli, mio compaesano, ha pensato per me.
Mi sento scuotere bruscamente, era lui.
- “Lasciami tranquillo.”
- “Levati da terra, vuoi morire assiderato? Vieni con me” e mi conduce traverso i campi fino a raggiungere una casetta colonica.
Ardeva un bel fuoco e mi siedo di fronte tutto contento. Ma sulla brace, infilate ad uno spiedo, friggevano delle belle salciccie emanando un odore delizioso.
I miei occhi fissano quel ben di Dio e le mie nari si dilatano; soffro il supplizio di Tantalo.
- “Le mangeresti volentieri?”
- “Non scherzare, caro Zoli, son morto di fame. Ma di chi sono queste belle salciccie?”
- “Non lo hai indovinato? nostre per bacco. Mentre tu, pigrone, stavi gettato a terra, io ho fatto il mio giro d’ispezione in tutte le botteghe trovate ancora aperte in Concordia. Ho lavorato anche di pugni per farmi avanti ed ho potuto acquistare quanto vedi. Il vino ce lo danno questi bravi contadini e la polenta pure. Vedi che si fa anche noi il nostro Natale.”
Si mangiò e si bevve divinamente bene; il resto della nottata si passò nella stalla nel dolce tepore delle vaccherelle.
………….
Una gloria di campane ci strappa dal nostro placido sonno, mentre la massaia ci grida di far presto a scappar via che tutti i soldati sono già in riga in fondo al prato.
Salutiamo e ringraziamo quei buoni contadini e via di corsa al nostro posto.