23 Dicembre 1917

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Riunione di tutti gli uomini del reggimento. Viene letta una nota di tutti coloro che debbono partire subito per ignota destinazione. Io sono fra costoro.

L’addio ai compagni rimasti è quanto mai commovente. Si sa di non rivederci più andando noi ad incorporarci in altri reggimenti. I disagi, i pericoli, le ore liete, la lunga vita  vissuta nei brevi mesi, vita di ansie e di ebbrezze, ci avevano affratellati con vincolo sincero e indissolubile.

Ora sentiamo tutto il vuoto, tutta l’amarezza del distacco.

Questo giorno segna la fine d’una invitta batteria e di un glorioso reggimento che fino all’ultimo istante s’è battuto con fierezza sugli altipiani della Bainsizza, estremo limite di nostre conquiste.

Di questo reggimento, che si è sacrificato sparando fino a zero, che ha sostenuto colla baionetta l’urto nemico per ritardare la furiosa sua avanzata e dar tempo alle fanterie di mettersi in salvamento.

Dove s’è visto il suo colonnello, confuso fra i suoi soldati, tentare agli ultimi momenti di trarre in salvo i gloriosi pezzi e la sua venerata persona curvarsi sotto lo sforzo disperato nello spingere avanti i suoi cannoni; e cadere a terra esausto con una larga ferita ad una gamba. Ma risollevarsi ben tosto e continuare la meravigliosa opera sua ad edificazione dei suoi soldati superstiti.

Il reggimento, dissanguato dei suoi migliori elementi e quasi privo di materiali, cessa di esistere ed i rimasti andranno ora divisi e suddivisi in vari depositi per la formazione di altre batterie.

Le strette di mano, gli abbracci non hanno più fine e gli ufficiali contemplano questa scena con un senso di visibile commozione.

  • Avanti, ragazzi, è tardi, mettetevi in colonna, su da bravi …. Vi scriverete poi …. Andiamo”.

Mi sento una mano pesante poggiarsi sulla mia spalla. Mi volto sorridendo immaginando di trovarmi di fronte a qualche amico, invece è il sergente Brancalari.

  • Joli,” mi dice, camminandomi a lato “stiamo per dividerci e forse non ci rivedremo più; io ritorno al fronte. Mi conservi più rancore? Lo so, t’ho fatto un gran torto ma tu sei buono e vorrai perdonarmi.”
  • Che ne hai fatto della mia cassetta?
  • Avevo bisogno di denaro e vendetti tutto; perdonami Joli”.

Un lampo di sdegno mi saetta dagli occhi e mi muore l’ingiuria sulle labbra; ma quegli si getta al mio collo e mi abbraccia stretto.

Son vinto e gli restituisco il bacio della pace.

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