23 Maggio 1917 – ore 22 – L’elogio

Da poco è scesa la notte e le superbe scogliere dell’Isonzo echeggiano tuttora di sordo boati.

I titanici scogli, illuminati a tratti dai fasci di luce dei riflettori nemici, presentano aspetti vaghi e fantastici.

Al basso rumoreggiano le turbinose acque trasportanti rottami d’ogni specie, indumenti, casse, piante divelte, carcasse di cavalli e di muli. Dalla riva di fronte il solitario usignuolo ripete il suo amoroso canto.

E’ questa una soave nota, in mezzo a tanto squallore, che ci riempe l’animo di dolce tristezza.

Un’ottantina di uomini sono allineati vicino ai loro pezzi ancora fumanti.

Sono i meravigliosi artiglieri della mia batteria che ascoltano attenti e commossi la parola del loro amato capitano.

Egli legge l’encomio solenne che il Comandante del reggimento tributa al valore ed alla perizia addimostrata dalla batteria in questi memorabili giorni di nostra valorosa offensiva.

La sua voce forte e calma tradisce l’interna sua emozione.

E’ il cuore del soldato e del padre che si rivela in tutto il suo orgoglio e in tutto il suo affetto.

-“Così parla di voi il nostro illustrissimo e valoroso colonnello; or io vi dico : Oh miei artiglieri! Fra giorni, forse fra ore, le nostre intrepide fanterie si lanceranno nuovamente all’assalto per la conquista di altre importanti posizioni nemiche.La nostra batteria si terrà sempre pronta a seguirli nell’aspra avanzata e prepararle la via alla gloria.Oh artiglieri della vecchia, della invitta 2° batteria, siate sempre così calmi e fieri ai vostri pezzi.Occhio vigile alle bolle, polso fermo ai volantini, imperturbabili sempre sotto il fuoco avversario. Ai vostri pezzi, al vostro sangue freddo è affidato il buon esito dell’azione.Laggiù, al di là di questi monti conquistati, sotto un prato fiorito riposano otto vostri valorosi compagni, e con essi tanti e tanti altri.Non dimenticateli. Dalle loro tombe gridano la vendetta. Artiglieri! A voi il vendicarli.

Un brivido di commozione ci assale al doloroso ricordo.

Rombano le batterie circostanti, il nemico ha ripreso il suo fuoco.

Vampate sanguigne solcano il cielo tenebroso, la scogliera ha fremiti ed echi misteriosi.

-“ Tuona il cannone, miei artiglieri,” grida, sublime nel suo entusiasmo, il capitano; ”è l’inno questo della vittoria. Ritornate ai vostri pezzi con rinnovato ardore, e mostratevi sempre degni del motto della nostra gloriosa batteria – A nessuno secondi –

Una nuova raffica, più vicina, copre le sue ultime parole mentre echeggia da cento petti un solo grido : Viva il nostro capitano, viva l’Italia.

….  Dall’opposta riva l’amico usignuolo continua tranquillo ad innalzare alle tenebre il suo canto d’amore

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